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Terra del drago o cappello di Aleramo?

 Guardate su una cartina la provincia di Alessandria: alcuni vi vedono il cappello di Aleramo, altri scorgono un drago che sputa fuoco.

 

Ma perché il cappello? E chi è Aleramo?

Molti anni fa, una famiglia sassone fece un voto a Dio: se fosse natoun figlio maschio, alla nascita del bambino sarebbero partiti per un pellegrinaggio verso Roma. Il figlio nacque, e i neogenitori partirono dunque alla volta di Roma.

Arrivati dalle parti di Sezzadio decisero di accamparsi per passare la notte vicino al fiume. Durante la notte due ladri si avvicinarono all'accampamento, rubarono i cavalli, e uccisero i due genitori, svegliati dai nitriti dei cavalli.

Fin qui è una storia tragica! Ma non ci stiamo dimenticando di qualcuno? Il bambino sopravvisse alla notte e la mattina seguente fu trovato da alcuni abitanti di Sezzadio, che lo adottarono come loro figlio e gli diedero anche il nome di Aleramo.

 

Aleramo crebbe e una volta compiuta la maggior età entro a far parte dell'esercito del sovrano di quelle terre: Ottone I Re di Sassonia. Nelle fila dell'esercito Aleramo si distinse e raggiunse in fretta il rango di generale d'armata.

Durante una festa indetta da Ottone I per ringraziare i suoi generali Aleramo conobbe Alasia, la figlia del re, ed i due giovani si innamorarono immediatamente. Aleramo chiese al re il permesso di sposarne la figlia, ma Ottone I si oppose in quanto il giovane non era un nobile. 

I due innamorati decisero allora di fuggire e si diedero alla macchia negli appennini liguri.

Ad Alasia tuttavia, mancavano la famiglia e le comodità del suo castello; dopo un'anno decisero di tornare da Ottone I. Aleramo era preoccupato per la pena che avrebbe subito avendo "rapito" la figlia del re, ma Ottone I e sua moglie furono talmente contenti di rivedere sana e salva la figlia che decisero di dare ad Aleramo la possibilità di sposarla, facendolo diventare nobile. Re Ottone gli diede 3 giorni e 3 notti di tempo per costruirsi un dominio: ogni territorio che il suo cavallo avrebbe toccato sarebbe diventato suo, a patto che nei tempi stabili Aleramo fosse partito e tornato allo stesso posto.

Aleramo partì, ovviamente, da casa sua e dopo il primo giorno e la prima notte il suo cavallo perse un ferro. Non aveva però il tempo di portare il cavallo da un fabbro per farlo ferrare per cui prese la prima cosa che trovò per terra, un mattone (mun in dialetto) e ferrò il cavallo (frè, al passato frò). Da questa sua azione derivò il nome del regno: Munfrò, Monferrato.

Aleramo finì in tempo la sua cavalcata e potè dunque sposare Alasia, e divenerro i primi Marchesi del Monferrato.

 

Ecco perché alcuni vedono nella nostra provincia il cappello di Aleramo, perché Aleramo fondò e resse il nostro territorio. Ma perché un cappello? La funzione del cappello è di proteggere la testa dai colpi di sole, dal freddo, ma anche in parte dalla caduta di rami o altri oggetti. E la nostra provincia ha dunque il compito di proteggere la nostra testa, cioè la nostra storia, la nostra cultura e la nostra tradizione.

 

E chi è la provincia? Siamo tutti noi abitanti, noi abbiamo il compito di conoscere la storia che ci ha fatto nascere e che ci ha portato fino ai giorni nostri; di mantenere la nostra cultura: nessuno sa fare l'alessandrino meglio di un alessandrino e nessun'altro lo può fare. Noi abitanti della provincia infine abbiamo il compito di divulgare le nostre tradizioni perché alcune sono simili ad altri posti italiani, ma Aleramo è solo nostro, la Lachera di Rocca Grimalda è solo nostra (solo per citarne un paio).

 

Abbiamo delle peculiarità che pochi altri luoghi d'Italia hanno, se non addirittura nessuno: sta a noi alessandrini conoscerli e farli scoprire ai turisti!

 

Ed il drago?

Lo vedremo nel prossimo articolo, fra una settimana.

 

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