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Ingredienti nascosti…. Che spiga!!

August 30, 2018

 

Nel nostro piatto di spaghetti tanto agognato dagli stranieri e che ci fa riconoscere in tutto il mondo, si nasconde qualcosa che nei secoli scorsi, quando erano le massaie a fare la pasta in casa, dopo i raccolti copiosi delle spighe dorate  dei loro campi, non c’era.

Insidie nascoste che possono attentare alla nostra salute? Forse…

Forse non in tutti i marchi di pasta essicata, ma sicuramente in molte di essi .

 DON, glifosato, cadmio e piombo sono le sostanze incriminate.

 

L’Associazione GranoSalus , la prima associazione italiana che mette insieme produttori e consumatori, una novità nel panorama nazionale che autofinanzia le sue attività di analisi con a sede a Foggia che ha per obiettivi la sicurezza alimentare e difesa dei redditi, dichiara di aver portato i campioni di pasta a un  laboratorio europeo accreditato per controllare i residui di sostanze vietate dalla legge.

 

La presenza del DON (Deossinivalenolo), in particolare, sarebbe la spia dell’utilizzo di grani esteri in alcune  marche .

Il DON, spiega GranoSalus, è un composto tossico prodotto da alcuni funghi appartenenti al genere Fusarium che si sviluppa in condizioni di umidità e quindi in grani come quelli canadesi e in genere in tutti gli areali sul 45° parallelo dove le condizioni naturali non consentono un’asciugatura perfetta come invece avviene nei grani del Sud che beneficia di condizioni climatiche seccagne. I funghi presenti nel grano raccolto possono produrre micotossine e il DON, secondo lo IARC, è una possibile sostanza cancerogena classificata 2B.

 

 Altra sostanze contaminanti prese in esame nella tabella sono il glifosato, vietato in Europa dal mese di agosto 2016, che è uno degli erbicidi disseccanti più diffuso al mondo ed è utilizzato per favorire la maturazione artificiale del grano duro proprio negli areali più umidi e lascia residui che sono stati trovati nei test. Un’altra prova per l’associazione che la pasta verrebbe prodotta con grani coltivati nei Paesi in cui non vige il divieto.

 

In realtà il glifosato è presente dappertutto ed esistono limiti tollerati per l’alimentazione umana.

Un gruppo di esperti dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione ha preso in esame tutti gli studi relativi ai possibili effetti per l'uomo e per gli animali. L'analisi approfondita si è conclusa nel 2015, con la decisione di inserire il glifosato nella lista delle sostanze "probabilmente cancerogene" (categoria 2A)

 

In Italia un decreto del ministero della Salute ha stabilito nell'estate del 2016 che il diserbante non si potrà più usare nelle aree "frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bimbi, cortili e aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie". Un altro decreto del ministero della Salute ha poi stabilito che i prodotti che contengono ammina di sego polietossilata accoppiata al glifosato - una combinazione che secondo il rapporto dell'EFSA potrebbe essere responsabile degli effetti tossici sull'uomo - fossero ritirati dal commercio nel novembre del 2016, e che il loro impiego da parte dell'utilizzatore finale fosse vietato dalla fine di febbraio del 2017.

Nel nostro paese è vietato l’uso di questa sostanza nella fase di pre raccolta, mentre in Canada nulla ne vieta l’utilizzo.

 

 

Il glifosato, secondo lo studio condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna, in collaborazione con l’Università di Bologna (Facoltà di Agraria, Veterinaria e Biostatistica), l’Istituto Tumori di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Mount Sinai School of Medicine di New York con Grant NIH/USA, la George Washington University di Washington, anche a basse dosi, ha effetto genotossico (rompe il DNA e provoca microgranuli nelle cellule), ha effetto androgeno (interferisce con il sistema endocrino e provoca ritardo nello sviluppo sessuale) e ha effetto antibiotico (distrugge la flora intestinale).

 

Il paese dove più vige l’impego di questo pesticida risulta quindi  il Canada, grande produttore di grano. l’Italia importava grano duro per 2,8 milioni di tonnellate nel 2014 prevalentemente dal Canada. E’ altrettanto vero che, secondo le dichiarazioni di GranoSalus,  per il proprio consumo interno di pasta non avremmo bisogno delle importazioni.

 

Il raccolto di un anno basterebbe per soddisfare il fabbisogno nazionale. E ci sarebbero margini anche per coprire la quota di fabbisogno di pasta estera se il grano nazionale fosse adeguatamente remunerato. Occorre considerare che ci sono circa 600 mila ettari di terreni che possono ritornare a produrre e che oggi non lo sono. Le importazioni non avvengono per soddisfare un fabbisogno alimentare interno bensì per soddisfare un fabbisogno  industriale: la produzione di pasta da esportare in tutto il mondo.

Il grano italiano di massima qualità e salubrità resta  il miglior grano del mondo, quello coltivato  nel nostro  sud e maturato ed essicato col nostro sole.

 

Non siamo in grado di trovare i componenti nascosti nei fusilli del nostro piatto, ma con un po’ di accortezza, scegliendo pasta preparata con grano nazionale saremo sicuri di assaporare il prodotto di questa alchimia  italiana, che anticamente si è tramandata, prodotta dall’unione di acqua, farina di grano, sale e tanta passione : la pasta.    

 

 

 

 

 

 

 

 

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