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Sono stato in “silenzio” per qualche settimana, una settimana in cui non vi ho raccontato nessuna leggenda del territorio, nessuna curiosità su uno dei borghi del nostro Monferrato.

 

Tuttavia sono tornato con una nuova idea da sviluppare all’interno di questa rubrica. E per questo nuovo progetto ho deciso di partire con la mia città: Ovada.

 

Le prime testimonianze di insediamenti umani risalgono alle popolazioni celto-liguri (località Praxelli) mentre i Romani crearono un insediamenti alla confluenza dei due fiumi Orba e Stura.

La prima volta però che compare il nome Ovada è nel 991 nell’atto di fondazione del monastero di San Quintino di Spigno: locus et fundus de Ovaga.

All’inizio del Medioevo Ovada e l’ovadese erano territorio dei Marchesi Del Bosco, discendenti di Aleramo, e vennero venduti a Genova nel 1217. Tuttavia ai Marchesi fu lasciata la possibilità di esercitare il potere. In seguito di numerose azioni insubordinate da parte dei Marchesi Del Bosco (che ritenevano i dazi da restituire alla Repubblica troppo elevati) nel 1277 Genova decise di andare una spedizione militare per ristabilire la propria sovranità. Nel 1327, vista la lealtà dimostrata da Ovada nei confronti della repubblica marinara, la cittadina monferrina ottenne gli Statuti, che riconoscevano ampia autonomia e accordavano esenzioni fiscali particolari.

Durante la peste di metà secolo, anche Ovada fu fortemente colpita e questo è dimostrato da una lapide presente nella Loggia di San Sebastiano dove si afferma “quod de quinque no remasit nixi unus” (di cinque non ne rimase che uno.

Dopo una breve parentesi francese dalla fine del secolo fino al 1411 quando Teodoro II di Monferrato riconquistò Ovada e la tenne per due anni fino a che non ritorno sotto controllo genovese e ne seguì le sorti.

Nel 1586 il vicerè spagnolo di Milano tentò di conquistare Ovada, ma le sue armate furono fermate dalla resistenza degli Ovadesi e dalle mura cittadine (gli spagnoli furono respinti perché sprovvisti durante la campagna di pezzi di artiglieria).

Sul finire del XVI secolo vi furono disordini cittadini in Ovada in seguito al desiderio delle nuove famiglie di affacciarsi alla vita pubblica che furono placati nel 1619 da Cornelio De Ferrari, designato da Genova per ristabilire la pace, con i capitoli del 1619.

Durante tutto il XVII secolo Ovada si ritrovo a fasi alterne ad essere il campo di battaglia fra Carlo Emanuele I e l’alleato francese contro Spagnoli e Genova. Questo passaggio di truppe porto ad una nuova epidemia di peste (meno aggressiva di quella del ‘300). Fu proprio in questo periodo che venne preso l’impegno di costruire la Chiesa di Maria SS.ma Immacolata. Nel 1672 i Savoia mossero nuovamente guerra contro Genova ma furono rallentati ad Ovada in seguito all’esplosione delle gallerie da mina sotto le attuali piazze Garibaldi e Assunta (lo stesso avvenimento di Pietro Micca, torinese, ed i francesi); il fortilizio fu comunque conquistato a fronte di 400 perdite fra le truppe sabaude. È in questo contesto che nasce ad Ovada nel 1694 San Paolo della Croce, al secolo Paolo Daneo.

La prima metà del 1700 fu un periodo di pace per Ovada, che guardava i paesi intorno alle prese con la guerra successiva spagnola; tuttavia nel 1746 Ovada venne coinvolta nella guerra successiva austriaca costrinsero il borgo ad una occupazione nemica. Ritornato lo status quo Ovada visse un periodo di lenta crescita che portò alla costruzione dell’odierna parrocchiale.

La prossima settimana conosceremo la storia ovadese del XIX e del XX secolo.

 

Fonte: Guide dell'Accademia Urbense "Ovada"

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