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Il 1800 e il 1900 in Ovada

Con la caduta della Repubblica di Genova e la nascita della Repubblica Ligure su stampo rivoluzionario francese Ovada divenne capoluogo del Dipartimento della Cerusa. In seguito alla vittoria di Marengo da parte dell’esercito napoleonico, anche in questa zona si affermarono le nuove idee rivoluzionare e con esse anche le scoperte scientifiche come la vaccinazione contro il vaiolo (portata dal medico Francesco Buffa nel 1802). Finito il periodo napoleonico la Liguria venne unita al Regno sabaudo e nel 1817 la città di Ovada fu staccata dalla Liguria ed annessa alla Provincia di Acqui. Nel XIX secolo Ovada si ammodernò: negli anni ’20 arrivarono i Padri Scolopi, ai quali l’Amministrazione diede il compito di occuparsi dell’istruzione comunale; nel 1836 nasceva la strada che collegava il borgo a Novi Ligure; nel 1842 Antonelli edificò il nuovo ospedale, che venne subito messo alla prova nel 1853 con l’epidemia di colera; nel 1855 la strada per Acqui Terme; nel 1872 la strada del Turchino; nel 1881 la tranvia a vapore per Novi Ligure ed infine nel 1894 la linea ferroviaria per Genova.

 

Il Novecento il borgo di Ovada seguì le vicende nazionali. Durante la Grande Guerra mandò i propri uomini a morire nelle trincee carsiche o sulle pendici del Grappa.

Il periodo fascista fu segnato dalla crisi del settore vitivinicolo a causa della peronospora, mentre le Feste vendemmiali segnarono il momento di maggior consenso popolare per il regime di Mussolini.

Il 13 agosto 1935 Ovada ed il borgo furono spazzati via dal crollo della Diga di Molare. Era ed è (perché tutt’ora in piedi) alta 47 metri. Il 13 agosto, in seguito ad un forte precipitazione nei giorni precedenti, la valvola a pressione situata sul fondo del bacino fu intasato dai detriti e non permise il deflusso dell’acqua. L’aumento del livello dell’acqua fece aumentare la pressione sulla “spalletta” che, essendo realizzata su un terreno non idoneo, cedette. 111 furono le vittime, quasi tutte del borgo di Ovada. Vi fu un sopravvissuto: la mattina del 13 un ciabattino ovadese, andò a trovare i suoi genitori che abitavano sul bordo e fu travolto dall’onda di piena. Tentò di salvarsi salendo sul tetto della casa, ma vedendo l’acqua salire si gettò in acqua sopra il materasso; in questo modo “navigò” fino a Castellazzo Bormida, percorrendo ben 24 km.

Questa notizia ebbe risalto nazionale: il 14 agosto il Re Vittorio Emanuele III arrivò a visitare i luoghi del disastro e i feriti in ospedale; mentre il 15 arrivò in visita Starace.

 

Il secondo conflitto mondiale fece nascere sui monti circostanti un forte momento partigiano colpito più volte dalle rappresaglie nazi-fasciste: la tragica circostanza più famosa fu l’Eccidio della Benedicta. Con il “Bando Graziani” tutti i maggiorenni, dovevano arruolarsi nell’esercito repubblichino, pena la fucilazione al petto. Molti giovani per cui per sfuggire all’esecuzione si rifugiarono sulle montagne circostante: In questa zona operavano due compagnie partigiane: la Terza Brigata “Garibaldi-Liguria”, di matrice comunista; la Brigata Partigiana “Roverno”, autonoma (principalmente formata da ex militari del Regio Esercito). Dal 6 all’11 Aprile due divisioni naziste e quattro compagnie della Guardia Nazionale Repubblicana circondarono il Monte Tobbio ed effettuarono un massiccio rastrellamento con anche alcuni scontri a fuoco (74 caduti per i partigiani; 4 tedeschi; 1 repubblichino). Il risultato fu che la “Garibaldi” si disperse, mentre la “Roverno” si concentrò nella Benedicta. Ad oggi non vi sono ancora fonti certe sul numero di vittime di questo eccidio; alcune fonti affermano che i caduti fra i partigiani furono 147, mentre altri 400 furono catturati e deportati a Mauthausen (200 di loro riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre gli altri perirono tutti nei campi.

Oggi il Sacrario è entrato a far parte dei Percorsi della memoria ed è meta di pellegrinaggio.

 

Nel prossimo articolo scopriremo il patrimonio culturale della cittadina di Ovada.

 

Fonte: Guide dell'Accademia Urbense "Ovada"

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