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MASSI ERRATICI, FASCINO ANTICO



Imponenti, stanno lì a bada del tempo che scorre, avvolti dal mistero e oggetto di studio i primi geologi Li chiamarono blocchi erratici perché non ne conoscevano la provenienza. Le più svariate ipotesi furono espresse: di origine marina, trasportati dai , addirittura una teoria basata su possibili esplosioni che avrebbero proiettato lontano questi massi.

Nel 1821, Ignaz Venetz, ingegnere svizzero, studiò i ghiacciai per comprenderne il funzionamento. Raccolse testimonianze sull'avanzamento degli stessi e constatò un fenomeno che prima non era stato valutato: sui ghiacciai giacevano importanti blocchi e materiale minuto e sul fronte degli stessi si formavano colline di detriti. I massi erratici non sono perciò che le tracce di antiche morene che i ghiacciai hanno lasciato ritirandosi, poi indicate con il nome di morene, che ne indicano il loro punto finale. Il masso erratico (dal latino erràre, vagare) o masso delle streghe (spesso indicati anche col nome di trovanti) è quindi una grande roccia che è stata trasportata a fondovalle da un ghiacciaio.

Per la loro natura curiosa i massi erratici hanno sempre suscitato una forte suggestione, e sono stati circondati da un alone di mistero e sacralità, tanto da venire usati già in epoche remote come luoghi di culto o direttamente di inumazione. I massi avelli sono appunto massi erratici usati come sepoltura.


Tra le credenze pagane legate alla rocce, la più documentata e diffusa in molte parti del mondo è quella delle “pietre fecondatrici” e cioè che i massi cui era attribuita un’anima avessero un potere fecondatore. Inoltre, in alcuni megaliti e massi, l’antenato o il morto “fissato” nel sasso diventa da presenza rancorosa verso i viventi, strumento di difesa e di accrescimento della vita. Così i Samoiedi pregano e offrono oro alla pyl-paja (la donna-sasso), e gli sposi novelli camminano sopra un sasso perché la loro unione sia feconda. Deboli vestigia di queste usanze, eredi di un culto antico, sopravvivono nella glisse (= scivolata) francese, in cui per avere figli le donne scivolano lungo una pietra consacrata, oppure nella friction, in cui si siedono sopra un monolito (Decines, Provenza), dormono sopra un masso (Finisterre), vi strofinano il ventre (Pont-Aven) o lo urtano con le natiche (Cappella del Sasso, Oropa) l'uso delle donne di sedersi sulla pietra per propiziare la nascita di un figlio si sia mantenuto fino al XIX secolo.

La Regione Piemonte persegue la valorizzazione dei massi erratici. essendone ricca soprattutto nel territorio torinese. dove è presente un bel sentiero per la loro visita nei dintorni di Rivoli, essendo essi caratterizzati da un intrinseco valore archeologico, geomorfologico, topologico e socio-culturale. Sulla loro superficie incisioni rupestri attribuibili all'opera dell'uomo preistorico, i massi con coppelle, utilizzati storicamente come cippi confinali e tuttora conservati; sono riferimento a eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico o culturale, recanti sulla propria superficie le testimonianze dell'antica lavorazione degli scalpellini, i massi dei “picapera” ( in dialetto piemontese spaccapietre, scalpellino)

I massi erratici per composizione mineralogico-petrografica, caratteristiche strutturali e collocazione geomorfologica, rappresentano siti di rilevante interesse geologico, i geositi.


Scenario di leggende popolari da raccontare nei secoli scorsi nella stalla di sera durante un piacevolissimo momento conviviale attribuendoli come siti preferiti dalla Masche, donne misteriose che con intrugli e formule incomprensibili operano nell'oscurità preparando intrugli miracolosi e unguenti portentosi, sanno leggere il cielo e i segnali della natura sfruttandone gli incanti che essa rachiude. In altre parole sono esattamente streghe.

Il termine è stato anche usato in senso lato per denominare presenze più soprannaturali, ma tutto sommato meno pericolose, talora sentite con una punta di ironia: una sorta di spiritelli dispettosi, maligni, che si divertono a spaventare il prossimo, per il puro gusto di farlo. La semplice osservazione che alcuni animali ritenuti nocivi dalla credenza popolare (volpi, serpenti, tassi e lupi) siano stanziali presso gli erratici, può essere stata alla base della credenza che i demoni dei massi possono incarnarsi nei selvatici per poi spostarsi, la notte, da un luogo all’altro in preda alla loro eterna pena per poi tornare, all’apparire del nuovo giorno, alla propria sede.

Se, come è stato correttamente osservato (M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, Torino 1954) «non saprei dire se gli uomini hanno mai adorato i sassi in quanto sassi. (…) Una roccia, un ciottolo, sono oggetto di rispettosa devozione perché rappresentano o imitano qualche cosa (…) Li hanno adorati o se ne sono serviti come strumenti di azione spirituale, come centri di energia destinati alla difesa propria o a quella dei loro morti. (…) La loro funzione era magica più che religiosa», i massi non furono mai, probabilmente, direttamente oggetto di culto. Il loro ruolo nella religiosità popolare dei secoli passati fu comunque di rilievo specialmente quando si trovavano inseriti in contesti scenografici, come è evidente nelle più famose aree di incisioni rupestri liguro-piemontesi (Monte Bego, Traversella).

Interessante percorre i sentieri che li raggiungono, farsi suggestionare e sentire suoni e voci, interrogare gli anziani del luogo e ascoltare con misteriosa attenzione i loro racconti leggendari dai quali si conprendono le tradizioni della nostra terra.











uturo, sono capaci di curare con medicamenti strani mali altrimenti inguaribili. Il potere infinito è nei massi….o ancora meglio nella potente Natura che ci circonda.

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